Murderbot: recensione

Murderbot I diari della macchina assassina

Ho avuto modo di leggere in anteprima Murderbot: I diari della macchina assassina di Martha Wells, questa è la mia recensione.

 

Il libro è uscito in Italia il 1 settembre 2020.

 

Murderbot la protagonista della storia, è una SecUnit, cioè una specie di robot dotato di super armi e parti organiche, specializzata nella sicurezza dei clienti che gli vengono affidati.

 

Nella compagnia per cui “lavora” ci sono altre macchine create come lei, ma Murderbot è speciale perché è riuscita ad hackerare il proprio modulo di controllo (quindi può decidere di non eseguire un ordine datogli da un umano) e ha scoperto un mondo fatto di libri, musica e soprattutto di serie tv tutto a portata di download. E lo trova molto più divertente e interessante del suo lavoro. (Come dargli torto :P)

La storia si compone di 4 racconti, che potremmo definire anche missioni,

tutti con la nostra macchina assassina come protagonista. Durante le sue avventure incontrerà umani di vario tipo: quelli della Compagnia interessati solo al guadagno, che la dotano di sistemi scarsi per risparmiare, umani che, invece, la trattano come una persona e altrettante macchine: SecUnit che la vogliono uccidere, bot a cui passare file di intrattenimento in cambio di un passaggio, una nave super intelligente (e simpatica, ho adorato questa parte) con cui ideare piani.

 

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Come sempre quando si parla di racconti, anche in questo libro,  ci sono quelli più validi e quelli meno.

 

Alcuni hanno personaggi secondari ben fatti, una storia con tanta azione che risulta molto coinvolgente, mentre ho trovato altri punti più noiosi, tanto da bloccarmi per un po’  la lettura.

 

Il punto forte del libro è sicuramente Murderbot (nel romanzo gli umani si riferiscono a lei come femmina, anche se in realtà non ha sesso, perché è una macchina) la storia raccontata dal suo punto di vista risulta molto divertente e intrigante, c’è una maturazione interessante nella sua personalità.

Ci si può identificare con una macchina? Beh, qui succede.

Con una protagonista così speciale e dal grande potenziale è un peccato per quelle parti sottotono.

Un’altra considerazione positiva che va fatta sia al libro sia alla traduzione italiana è l’inserimento di alcuni personaggi umani di genere non binario, nella nostra lingua è difficile usare termini neutri quindi nel testo è stata usata la ə per parlarne. (Inizialmente non sapevo cosa significasse, quindi ho anche imparato qualcosa, ottimo!^^)

 

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Un libro adatto a chi ama il genere fantascientifico ma che vuole dei personaggi non convenzionali e un po’ diversi dal solito.

Se si vi è piaciuto dovete sapere che quello con Murderbot non è un addio perché  ci sono altre due avventure con lei, già scritte da Wells e in attesa di essere tradotte.

Che ne pensate? Vi piace questo genere?

4 pensieri su “Murderbot: recensione”

  1. Leggendo già solo le prime righe di questo post mi è subito venuto alla mente Central Station di Lavie Tidhar. Anche quello è un libro di fantascienza che si struttura in racconti interconnessi. I narratori variano, ma anche in quello si mostra una realtà in cui ci sono robot, cyborgs, umani…

    Il fatto che Murderbot scopra l’intrattenimento da download è un’idea interessante.

    1. Il titolo che hai citato non lo conoscevo, me lo segno 😉
      Si, si, il personaggio della Murderbot è molto originale (e quel piccolo dettaglio delle serie tv/film l’ha reso molto più vicino a chi legge ) e ha un grande potenziale.

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