Recensione: Sulle tracce di Jack Lo Squartatore – Maniscalco

libro Sulle tracce di Jack Lo Squartatore di Kerri Maniscalco
Sulle tracce di Jack Lo Squartatore è il primo libro di una serie scritta da Kerri Maniscalco. Il romanzo è un young adult con elementi mistery/storici.

Se state pensando: “Non ce la posso proprio fare ad iniziare un’altra serie e ad aspettare anni per avere i seguiti tradotti”, vi capisco, ma questa volta ci è andata di lusso, perché la Mondadori, in contemporanea a questo titolo ha già pubblicato i due successivi (Alla ricerca del Principe Dracula e In fuga da Houdini) e per l’ultimo (A caccia del Diavolo) basterà aspettare Novembre.

La trama del libro è molto intrigante e ha tanto potenziale che però non viene sviluppato al meglio.

Audrey Rose Wadsworth è una dama della Londra vittoriana, ma è anche quello che oggi definiremmo, un medico legale. Di nascosto dal padre, passa il suo tempo nel laboratorio dello zio a dissezionare e studiare cadaveri.

Le sue competenze tornano utili quando in città iniziano ad essere ritrovati i cadaveri di quelle che poi verranno identificate come le vittime di Jack Lo Squartatore.

La scrittrice cerca di restare fedele alla vera storia di questo assassino, modificando qualche data e reinventando il background di qualche personaggio, oltre ovviamente, all’identità di Jack, per motivi di fiction.

Dato il numero scarso di personaggi, e le mie forti doti investigative :P, che consistono principalmente nel sapere che se in un romanzo del genere tutti gli indizi puntano ad una persona si può star certi che quella sia innocente, ho scoperto molto (troppo) presto chi era il colpevole. Questo ha reso la parte restante della lettura meno avvincente.

Ad affiancare Audrey Rose nelle indagini c’è Thomas, che per atteggiamento strizza l’occhio (molto) al personaggio di Sherlock, è intelligente ma socialmente incapace e usa il metodo deduttivo per scoprire la verità.

Un eroe ribelle di Rainbow Rowell su amazon

Nessuno dei due protagonisti spicca e la loro (inevitabile) storia d’amore risulta affrettata, i bisticci che dovrebbero far alzare la temperatura e la tensione tra i due, non riescono nello scopo.

Ho trovato interessante gli avvenimenti avvenuti nel passato che influenzano e spingono i personaggi ad agire e il voler legare la storia a quella di un grande classico della letteratura.

Avrei voluto vedere maggiormente Londra, in alcuni momenti il libro sembra poter essere ambientato in qualsiasi tempo e luogo.

Sulle tracce di Jack Lo Squartatore, nonostante questi problemi, risulta scorrevole, la voglia di arrivare alla fine per vedere se il serial killer coincide con quello ipotizzato c’è e, se la scontatezza di questo personaggio non mi ha entusiasmato, il finale non risulta brutto.

Per avere una buona storia ci  sarebbe voluta una maggior caratterizzazione dei personaggi e dell’ambientazione e un colpevole un po’ meno banale.

P.s. Dopo i ringraziamenti il libro non finisce c’è un racconto  che mostra i primi capitoli del libro raccontati dal punto di vista di Thomas.

 

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Che ne dite lo leggo il secondo? A voi è piaciuto? Come avete trovato questa serie? Diventa più complessa nei successivi? State aspettando l’ultimo?

Un eroe ribelle di Rainbow Rowell: recensione

libro Un eroe ribelle di Rainbow Rowell

Un eroe ribelle di Rainbow Rowell, è il seguito di Carry On, che a sua volta è lo spinoff di Fangirl. Tutto chiaro, no? Ecco la mia recensione.

Vi ricordate di Simon e Baz? Il mago e il vampiro. Di Agatha e Penelope?  Della scuola di magia di Watford?  Del Tedio e dell’Arcimago?

Spero di si, perché la coppia più adorabile del mondo magico è tornata.

Un eroe ribelle (titolo originale: Wayward Son) ci racconta cosa succede agli eroi dopo la fine di una battaglia. Quando tutti i mostri sono stati sconfitti e l’adrenalina smette di scorrere nelle vene.

SPOILER:

Dopo Carry On Simon ha perso tutti i suoi poteri di mago, però ha guadagnato un paio di ali e una coda da drago accompagnati da una poco piacevole depressione.

In questo secondo volume se ne sta tutto il tempo sul divano, mangiando schifezze e non prendendosi cura di se, per di più ignora Baz e il legame che si era creato tra loro.

Per smuovere la situazione, Penelope organizza un viaggio on the road per l’America, con la scusa di andare a trovare  Agatha.

Ovviamente, le cose non filano lisce come pensava la ragazza, l’America è un posto meraviglioso ma anche terribile (e non perché mettono l’ananas sulla pizza), dove la magia è diversa (è geniale come vengono gestite le formule per gli incantesimi) e ci sono creature molto pericolose  e nuovi (ma non così tanto  nuovi) nemici da sconfiggere.

Era tanto che volevo leggere questo libro, e l’ambientazione on the road non ha fatto altro che aumentare il mio entusiasmo, a lettura conclusa, nonostante alcuni problemi, posso dire che mi è piaciuto.

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Il libro è molto scorrevole, appassionante e i personaggi di Baz e Simon fanno sempre emozionare (sia felicemente che tristemente), mi hanno fatto ridere e in un po’ di scene ho avuto gli occhi a cuoricino (anche se da Fangirl ne avrei volute molte di più).Simon e Baz fan art Rainbow rowell

La storia è raccontata in prima persona dai vari protagonisti, abbiamo dei capitoli brevissimi in cui si alternano i punti di vista di Simon, Baz, Penelope, Agatha e di un nuovo personaggio.

Questa scelta, anche se ne capisco la motivazione, non mi ha entusiasmato molto, perché spezzetta troppo la storia sbalzando il lettore da un POV all’altro nel momento culmine, però dall’altra parte ci da immediato accesso ai pensieri dei ragazzi, cosa molto interessante e spesso divertente.

Ho apprezzato lo spazio dato a Baz in questa storia, ha rubato la scena a Simon, e l’approfondimento della sua natura. Vorrei saperne ancora di più.

Carina anche come si è sviluppata la sua amicizia con Penelope.

La trama è meno corposa del precedente ma non noiosa, e la scelta dei nemici, azzeccata, con più spazio sarebbe stata eccezionale, anche perché vengono buttate li e dimenticate così due o tre informazioni veramente WOW.

Il romanzo finisce, mettendosi in mezzo ad un momento dolce, che crudeltà XD e lascia apertissima la storia. Speriamo di non dover aspettare troppo per avere l’ultimo libro (Any Way the Wind Blows).

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Tirando le somme, mi è piaciuto più Carry On, ma anche questa è stata una storia carina.

Che ne pensate? Volete leggerlo?

 

Wildcard di Marie Lu: Recensione

libro WildCard di Marie Lu

 

 

WildCard è il nuovo libro di Marie Lu, sequel e ultimo volume della duologia di Warcross.

Dopo due anni dall’uscita del primo, ricordarsi i dettagli della storia, inizialmente, è stato difficile ma WildCard, senza troppi spiegoni, riesce a riportare il lettore nella storia.

Breve recap del primo libro. ATTENZIONE SPOILER!

Warcross è un videogioco con milioni di giocatori. Il suo creatore è il giovanissimo miliardario Hideo Tanaka che tra le sue invenzioni vanta lenti e altri dispositivi in grado di far connettere gli utenti tra loro e di fargli vivere una realtà aumentata ma, in Warcross, si è scoperto che è stato tutto un modo per controllare la mente dei giocatori.

Siamo davanti al classico super cattivo che vuole dominare il mondo? non proprio, le motivazioni del ragazzo sono ricollegabili alla scomparsa del fratello minore Sasuke e al desiderio di eliminare tutti i criminali dalla faccia della terra.

Ma Sasuke non è morto… ha preso l’identità di Zero e sta cercando di impedire i piani del fratello.
In mezzo a tutto questo c’è Emika,  hacker e protagonista della storia, che dopo aver affrontato un sacco di avventure e pericoli, non sa più di chi potersi fidare e qual è la parte giusta con la quale schierarsi.

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Il libro ha tutti gli elementi giusti per piacere, ma a lettura conclusa non mi ha convinto, l’ho trovato uno di quei libri da tre stelline, carini ma facilmente dimenticabili, sicuramente saprete cosa intendo 😉 e per me è stato un vero peccato perché avevo amato la sua prima trilogia (Legend, Prodigy e  Champion).

Lo stile di scrittura è semplice,  la storia inizia un po’ lentamente ma poi si riprende e avrà  molti colpi di scena che in un  un momento ribaltano tutte le carte in tavola, senza però perdere credibilità.

Il punto debole di WildCard

che non lo rende speciale nonostante il potenziale, sono i personaggi, poco approfonditi, tranne Hideo e Zero,  non mi hanno fatto affezionare, non ho temuto che gli succedesse qualcosa di brutto, non ho riso ne mi sono emozionata. Anche la parte romantica della storia risulta poco sviluppata e un po’ arida.

Il punto forte di WildCard

è il risolversi di tutti i punti lasciati in sospeso nel primo libro e le tante sorprese e pieghe inaspettate che prende la storia.

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Lo avete letto? Avete preferito questo o il primo? Concordate sui personaggi?

 

 

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Murderbot: recensione

Murderbot I diari della macchina assassina

Ho avuto modo di leggere in anteprima Murderbot: I diari della macchina assassina di Martha Wells, questa è la mia recensione.

 

Il libro è uscito in Italia il 1 settembre 2020.

 

Murderbot la protagonista della storia, è una SecUnit, cioè una specie di robot dotato di super armi e parti organiche, specializzata nella sicurezza dei clienti che gli vengono affidati.

 

Nella compagnia per cui “lavora” ci sono altre macchine create come lei, ma Murderbot è speciale perché è riuscita ad hackerare il proprio modulo di controllo (quindi può decidere di non eseguire un ordine datogli da un umano) e ha scoperto un mondo fatto di libri, musica e soprattutto di serie tv tutto a portata di download. E lo trova molto più divertente e interessante del suo lavoro. (Come dargli torto :P)

La storia si compone di 4 racconti, che potremmo definire anche missioni,

tutti con la nostra macchina assassina come protagonista. Durante le sue avventure incontrerà umani di vario tipo: quelli della Compagnia interessati solo al guadagno, che la dotano di sistemi scarsi per risparmiare, umani che, invece, la trattano come una persona e altrettante macchine: SecUnit che la vogliono uccidere, bot a cui passare file di intrattenimento in cambio di un passaggio, una nave super intelligente (e simpatica, ho adorato questa parte) con cui ideare piani.

 

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Come sempre quando si parla di racconti, anche in questo libro,  ci sono quelli più validi e quelli meno.

 

Alcuni hanno personaggi secondari ben fatti, una storia con tanta azione che risulta molto coinvolgente, mentre ho trovato altri punti più noiosi, tanto da bloccarmi per un po’  la lettura.

 

Il punto forte del libro è sicuramente Murderbot (nel romanzo gli umani si riferiscono a lei come femmina, anche se in realtà non ha sesso, perché è una macchina) la storia raccontata dal suo punto di vista risulta molto divertente e intrigante, c’è una maturazione interessante nella sua personalità.

Ci si può identificare con una macchina? Beh, qui succede.

Con una protagonista così speciale e dal grande potenziale è un peccato per quelle parti sottotono.

Un’altra considerazione positiva che va fatta sia al libro sia alla traduzione italiana è l’inserimento di alcuni personaggi umani di genere non binario, nella nostra lingua è difficile usare termini neutri quindi nel testo è stata usata la ə per parlarne. (Inizialmente non sapevo cosa significasse, quindi ho anche imparato qualcosa, ottimo!^^)

 

compra su amazon Murderbot di Martha Wells

Un libro adatto a chi ama il genere fantascientifico ma che vuole dei personaggi non convenzionali e un po’ diversi dal solito.

Se si vi è piaciuto dovete sapere che quello con Murderbot non è un addio perché  ci sono altre due avventure con lei, già scritte da Wells e in attesa di essere tradotte.

Che ne pensate? Vi piace questo genere?

QualityLand: recensione

Qualityland. Per pessimistiQualityLand è il nuovo libro di Marc-Uwe Kling. Questa è la mia recensione.

Cose da sapere su questo libro:

  • esistono due versioni: QualityLand per ottimistiQualityLand per pessimisti (io ho preso questa), le differenze tra le due non riguardano la storia ma alcune pubblicità, notizie e commenti all’interno del libro, inoltre veicolano due messaggi differenti: in uno la tecnologia è vista in modo positivo, nell’altro il contrario.
  • da questo romanzo verrà tratta una serie TV da HBO (non vedo l’ora).

La trama:

QualityLand è un paese dove domina la qualità, e la tecnologia risolve ogni problema. Le persone,  classificate in livelli dal sistema, non devono preoccuparsi di nulla ne di cercare l’anima gemella ne di cosa comprare, perché c’è un programma informatico che pensa a tutto , che non sbaglia mai. Sembra tutto perfetto, fino a quando Peter, riceve un prodotto che è sicuro di non volere e tenta di tutto per fare un reso. Ma se Peter ha ragione, allora l’algoritmo che ha fatto in modo che gli fosse recapitato ha torto e così vengono meno le fondamenta stesse di QualityLand.

Qualityland. Per ottimisti Marc-Uwe KlingLa recensione:

QualityLand è un libro spassoso e geniale con una storia distopica  che spaventa, e fa molto riflettere, per quanto è vicina alla nostra attuale realtà. App che scelgono per te un compagno adatto, algoritmi che fanno vedere solo quello che ti piace, portandoti a pensare che solo quella sia la realtà, “consigli” per gli acquisti pilotati,  prodotti che vengono buttati e ricomprati appena hanno un malfunzionamento invece di essere riparati, analfabeti funzionali, razzisti che rispondono a commenti sul web. Agghiacciante, vero?

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Il libro è scritto molto bene ed è molto piacevole, coinvolgente, scorrevole e, soprattutto, originale.

Con molte altre sottotrame che si legano a quella principale: elezioni politiche, differenze tra robot e umani, rivolte contro il sistema non convenzionali, famiglie 3.0, e riferimenti a film, serie tv, libri e altri elementi iconici della nostra realtà.

Il protagonista è uno sfigato, il classico uomo medio, con cui è semplice empatizzare, a cui capitano un sacco di avventure tragi-comiche. Aspettate di scoprire il prodotto che vuole restituire e poi ne riparliamo.

I personaggi secondari sono assurdi e spassosi.

Anche il finale è ideato con cura e conclude degnamente e in modo inaspettato  il libro.

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Se vi piacciono Guida galattica, 1984, i libri di Vonnegut, gli episodi di Black Mirror e le leggi della robotica di Asimov, questo libro fa per voi.

Lo avete letto? Vi incuriosisce? Versione per ottimisti o per pessimisti?

 

 

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Il morso della vipera di Alice Basso: recensione

il morso della vipera Alice Basso

Il morso della vipera è il primo libro della nuova serie scritta da Alice Basso. Mi è piaciuto molto e questa è la mia recensione.

Una nuova protagonista:

è stata dura dire addio a Vani, ma tutte le cose belle finiscono, e va dato atto alla Basso di non aver trascinato la storia solo per far piacere ai lettori.

In: Il morso della vipera facciamo la conoscenza di Anita: una ragazza combattiva, tenace, acuta e sognatrice che si ritrova, non vi dico perché, a fare da dattilografa per Sebastiano Satta Ascona che pubblica la rivista Saturnalia: in cui vengono tradotti racconti gialli americani, e proprio lei che non ne ha mai letto uno, si troverà a dover risolvere un omicidio.

Anita è una protagonista affascinante, anche se sono entrata più in empatia con Vani per via del suo carattere più simile al mio, l’ho trovata molto simpatica e intelligente, è un stereotipo vivente che si comporta da anti-stereotipo e che usa gli stereotipi a suo vantaggio. Geniale.

L’ambientazione:

La storia è ambientata nella Torino degli anni ’30, durante il fascismo.

Il contesto storico è ben studiato e risulta evidente che la scrittrice si sia documentata molto per scrivere la storia.

Interessante tutta la questione riguardante i gialli americani, mi ha messo voglia di reperire alcuni dei titoli citati, e quella dei gialli italiani,  non ne sapevo nulla della censura messa in atto da Mussolini verso questi tipi di libri.

L’omicidio:

Il caso da risolvere è semplice,  ma nonostante questo riesce a dare qualche sorpresa inaspettata. I due protagonisti si chiedono come si possa rendere giustizia ad una ragazza morta e come fare per accusare un eroe di guerra, che sta diventando un simbolo del fascismo, di essere un assassino. Tutto questo fingendo di essere “dei bravi fascisti” e senza  farsi arrestare.

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La storia d’amore:

Nel libro c’è una parte romance, è un accenno, una scintilla iniziale, che però per ora non mi ha fatto battere il cuore,  i due li vedo meglio come amici, vedremo come si svilupperà nei seguiti. Comunque, il commissario Berganza non si batte.

I personaggi secondari:

Ad accompagnare Anita ci sono una serie di personaggi che, anche se non hanno un ruolo da protagonista, arricchiscono la storia e portano tante risate. C’è La Mamma, sempre pronta a proteggere “la purezza della figlia”,  Corrado il fidanzato assolutamente fascista che vuole sei figli, Clara l’amica bruttina ma intelligente (di nuovo la Basso gioca con gli stereotipi), La Professoressa cinica che fuma come una ciminiera e da lezioni di vita (e non solo) alle due ragazze.

In conclusione, Il morso della vipera risulta scorrevole e coinvolgente, intelligente, affascinante e divertente.  Ha dei personaggi pazzeschi, una splendida ambientazione e tante cose da dire.

Un ottimo nuovo inizio, di cui aspetto con trepidazione il seguito.

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Concordate? Vi piacciono i titoli della Basso? Cosa state leggendo?

 

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Se ancora non avete iniziato la serie di Vani il primo libro: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome è in offerta a 1.99.

 

L' imprevedibile piano della scrittrice senza nomeScrivere è un mestiere pericolosoNon ditelo allo scrittore

 

 

 

 

 

 

La scrittrice del misteroUn caso speciale per la ghostwriter

Stand by me di Bianca Marconero, recensione

stand by me di Bianca MarconeroStand by me è il nuovo libro di Bianca Marconero. Uno sport romance ambientato al liceo. Questa è la mia recensione.

Piccola precisione: il romanzo non è collegato a nessun’altra storia, quindi potete leggerlo anche se è il vostro primo libro di Bianca Marconero.

I protagonisti della storia sono: Gregorio, un campione del Basket, con tanti soldi, tanti amici e un numero ancora maggiore di ragazze Arianna, “la figlia del custode”, molto intelligente (ma non popolare) e con il sogno di studiare in un college degli USA.

Lui, non si sa “ancora” perché, sembra odiarla e si comporta da bullo ogni volta che lei è nei paraggi.

Il destino, che in questo caso è un padre stufo del comportamento del figlio, li unirà e, tra computer rotti, partite di basket, tuffi in piscina finiti male, corse in biciclette, rabbia, paura, sogni che si avverano, lezioni di trucco e pancake, li cambierà.

libro Stand by me Bianca Marconero libro

La storia, è piuttosto semplice, ma molto scorrevole e coinvolgente, da leggere tutto d’un fiato.

C’è molta ironia nei dialoghi, che mi fanno sempre divertire, tante scene di “normalità adolescenziale“, villa con piscina a parte, sia positive che negative in cui è abbastanza semplice riconoscersi, anche se quell’età è passata da molto e il perenne amore/odio, che caratterizza questo genere di romanzi.

Gregorio è un vero balordo, eppure mai come Alex :P, ma ha un passato molto tormentato che è interessante da scoprire, e che anche se non lo giustifica ce lo fa comprendere un po’ di più.

Alcune delle scelte che la scrittrice gli fa fare, soprattutto nel basket, le ho trovate un po’ senza senso, anche tenendo conto della personalità del protagonista. In generale non sono riuscita a entrare troppo in empatia con lui, cosa che di solito nei romanzi di Bianca Marconero non capita mai.

Comunque, il rapporto tra Arianna e il papà,  che ha la sindrome di Asperger, è molto dolce.

Una delle cose positive di: Stand by me sono i personaggi secondari, che riescono a far affezionare subito il lettore. Uno spinoff su Carolina e Michele ci starebbe bene. Che ne dite?

Anche il finale, nella sua semplicità è carino e con quegli elementi da commedia degli equivoci strappa più di un sorriso.

Per me, non il miglior titolo di questa scrittrice, ma comunque una lettura piacevole.

Stand by me, come molti degli altri libri di Bianca Marconero, è gratis con Kindle Unlimited  

 

 

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Artemis Fowl: la recensione del film

p artemis fowl film01Il film di Artemis Fowl è disponibile su Disney + dal 12 giugno. Lo aspettavo da tanto, ma sono rimasta profondamente delusa.

Ecco la mia recensione.

Iniziamo col dire che il film è completamente diverso dal libro di Artemis Fowl.

La storia dovrebbe corrispondere a quella del primo volume della saga con un po’ del secondo, ma ci sono richiami a un personaggio (Opal) che appare ancora dopo, e il tutto è farcito da tanti elementi completamente inventati.

Ma non è questo il problema più grave, posso accettare un po’ di eventi diversi (per esempio i film di: Lo Hobbit mi erano piaciuti nonostante tutti i cambiamenti) ma in questo film vengono stravolte completamente le essenze di ogni singolo personaggio e aleggia su tutto un velo di buonismo, fatto anche male.

Da qui in poi ci sono SPOILER.

Vi spiego meglio: nel romanzo c’è un personaggio maschile (Tubero) che non crede che la protagonista (Spinella Tappo) possa far parte della polizia elfica proprio per il suo sesso, lei si batte e riesce a portare a termine il suo compito e alla fine lui la rispetta di più e diventano amici.  Un buon messaggio, no? Anche se c’è un personaggio maschilista, si arriva a far capire che quel modo di pensare non è giusto. Bene, nel film hanno messo la testa sotto la terra (stile nano :p) e hanno cambiato il personaggio maschile in uno femminile, hanno levato gran parte della tensione e la protagonista ora non agisce più per dimostrare di essere forte e intelligente, ma solo perché tutti pensano che il padre sia un criminale. Ottimo lavoro.

Anche la sorella/cugina (mi dite il senso di fargli cambiare parentela?) di Leale, che nella storia originale è una ragazza che vuole diventare una guardia del corpo e farsi strada in un ambiente dominato da uomini, in questa versione viene ridotta al nulla, potevano benissimo non mettercela. Tanti messaggi di girl power eliminati.

fr artemis fowl film
Questa espressione fa capire tutto!

Anche Artemis è completamente stravolto, il bello del suo personaggio è che è unico, è un criminale, super intelligente che agisce perché vuole diventare più ricco,  almeno all’inizio.

Nella trasposizione è il classico bambino, che come in ogni film per ragazzi, viene travolto dagli eventi, senza avere consapevolezza di niente. Che delusione. Non vi parlo neanche di come hanno ridotto il rapporto tra lui e Leale, perché altrimenti non finisco più.

Ma non posso non  affrontare il problema delle “scelte alla Yates” (il regista degli ultimi Harry Potter). Mettere scene totalmente inventate e inutili, come il protagonista che fa surf (certo, serve per far immedesimare i bambini -_-), e levare archi narrativi importanti come quello della madre, che è profondamente significativo per il cambiamento che porterà nel protagonista e che lo farà diventare “più buono”.

Anche l’amicizia che sembra nascere così dal nulla tra i vari protagonisti, solo per via del fatto che i genitori si conoscono, è ridicola, ok, avere poco tempo per raccontare tutto, però queste erano cose importanti: collaborare per raggiungere un fine comune, ammettere che l’altro è stato bravo, rispettarlo.

Di positivo c’è che visivamente è bello, soprattutto il mondo di sotto, e il personaggio di Bombarda porta un po’ di umorismo e divertimento nella storia, anche qui però hanno sbranato le motivazioni che lo spingono ad agire sostituendole con motivazioni più banali . In ogni attimo del film si vede che è fatto per essere un prodotto Disney. Comunque, la scena in cui apre la mascella è la più bella di tutte.

Che dire di Martina Franca? E di come, ancora una volta, gli italiani sono stereotipati al massimo -__-

Quando alla fine Artemis dice nel finale di essere un Genio del Crimine, fa ridere, chi non ha pensato: Ok se lo dici tu! Noi non l’abbiamo visto…

In conclusione Artemis Fowl è un film adatto solo per un pubblico molto molto giovane che non ha letto i libri, a tutti gli altri probabilmente annoierà.

Leggete i romanzi, che è meglio 😉 e fatemi sapere il vostro parere con un commento.

Artemis Fowl libro
Artemis Fowl 2 libro

Recensione: Falce di Neal Shusterman

Falce è il primo libro di una nuova trilogia distopica scritta da Neal Shusterman.
Il romanzo mi è piaciuto molto e questa è la mia recensione.

cover libro Falce di Neal Shusterman

La trama di: Falce

Falce è ambientato in un mondo dove non esistono più la fame e le malattie, dove non ci sono più guerre ne povertà. Un mondo senza morte. A occuparsi di tutte le necessità della razza umana è il Thunderhead, un’onnisciente intelligenza artificiale. Sembrerebbe tutto perfetto ma la morte non è del tutto sparita, con una popolazione sempre più in crescita  e risorse che per quanto avanguardiste non sono illimitate, ogni anno un certo numero di persone deve essere “spigolato”, in parole povere: ucciso.

Il compito viene affidato a le Falci, le uniche a  poter decidere chi deve morire e come.

Quando la Compagnia delle falci decide di aver bisogno di nuovi membri, vengono reclutati come apprendisti due adolescenti: Citra e Rowan: Schietti, coraggiosi, onesti, i due ragazzi non ne vogliono sapere di diventare degli assassini. E questo fa di loro delle falci potenzialmente perfette.

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Recensione:

Il libro è molto appassionante e  magnetico.

Il tema che affronta non è banale e porta chi legge a riflettere sugli aspetti di questo mondo immaginario in contrapposizione con il nostro, soprattutto quando il lettore farà conoscenza con delle Falci che non agiscono in modo molto etico.

Molti si sono lamentati che il background del libro non sia sviluppato, cioè che non viene spiegato come si arriva ad avere tutta questa tecnologia in grado di evitare persino la morte, e che la cosa non è credibile, per me non è quello il punto su cui bisogna concentrarsi perché non è quella la parte importante della storia, quello è solo un punto di partenza per  analizzare come agiscono le persone davanti alla morte o alla sua assenza.

Leggere le riflessioni nei diari delle Falci e delle singole spigolature è stato interessante, è stato un punto di forza averci fatto assistere in modo dettagliato a questi eventi così significativi per la storia.

Una cosa che non ho apprezzato è stata la parte romance, molto stile primo Hunger Games ma senza triangolo, almeno quello, perchè non ha gran senso e non viene approfondita.

In generale i due protagonisti non hanno una caratterizzazione eccezionale,  e non sono il tipo di personaggi con cui entri subito in empatia o in cui è facile immedesimarsi. Molto meglio quelli secondari.

Spero di leggere qualcosa di più anche sul Thunderhead, visto cosa succede verso la fine della storia.

In Falce ci sono molti colpi di scena interessanti, soprattutto quelli riguardanti Rowan, e anche il finale è stato ben costruito per non risultare scontato. Leggerò sicuramente il seguito.

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P.S. Il romanzo contiene anche il primo capitolo del secondo volumeThunderhead

 

Che ne pensate? Lo avete apprezzato? Vi piacerebbe una versione cinematografica?

 

Ballata dell’usignolo e del serpente recensione

Hunger Games: Ballata dell'usignolo e del serpente recensione libro

 

Ballata dell’usignolo e del serpente è il nuovo libro della saga di  Hunger Games, scritta da Suzanne Collins, ed è basato sul personaggio del Presidente Coriolanus Snow. Ecco la recensione di questo prequel.

 

Trama:

La storia  in: Ballata dell’usignolo e del serpente è ambientata 64 anni prima degli eventi della trilogia originale durante la decima edizione degli Hunger Games.

Il futuro Presidente Snow è un diciottenne, orfano dei genitori per via della guerra, che vive con la cugina e la nonna a Capitol City.  I tre non godono più di tutto il lusso che avevano prima della rivolta dei Distretti e fanno fatica ad andare avanti.

La sua occasione per andare all’università e riportare al vecchio splendore il nome della famiglia è quella di fare da mentore negli Hunger Games. Gli capiterà un tributo femmina: Lucy Gray,  la quale non sembra avere alcuna possibilità di vincere. Ma entrambi  hanno dei talenti nascosti.

 

 

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Recensione:

Sono stata molto felice della scelta della Collins di usare Snow come protagonista e di non propinarci una banalità tipo una storia sui figli di Katniss o i giochi dal punto di vista di Peeta, le scelte non ordinarie, fatte dalla scrittrice, sono uno dei punti forti del libro.

Ballata dell’usignolo e del serpente, ce lo potevano mettere un “La” davanti al titolo, è diverso dagli altri romanzi di HG, usa una narrazione in terza persona e i giochi sono solo una minima parte della storia, ma la sua essenza è puro Hunger Games, leggendo ritroviamo molti degli elementi che hanno caratterizzato la trilogia: la violenza, il dover fare delle scelte non etiche per sopravvivere, la guerra, l’oppressione, il non sapere mai cosa succederà.

In più, risponde a molte domande interessanti su elementi iconici della saga: chi ha inventato i giochi, come si sono evoluti, come sono nati gli ibridi e la storia delle ghiandaie imitatrici.

Questi Hunger Games sono più semplici di quelli a cui siamo abituati, ricordano molto gli spettacoli dei gladiatori al Colosseo, ma non meno spietati.

Snow è un protagonista ben caratterizzato, è un personaggio che agisce nella zona grigia, ambiguo, che cambia nel tempo, ma nonostante mentre si legge si sia a conoscenza di cosa farà in futuro, si riesce comunque ad entrarci in empatia e si arriverà quasi a sperare in un finale diverso.

Mentre a tanti lettori Lucy è molto piaciuta, io l’ho trovata un po’ insulsa, senza niente di speciale, forse perchè non usando la narrazione in prima persona non riusciamo a vedere chiaramente la storia dal suo punto di vista.

Dovete sapere che la ragazza sa cantare e che nel libro ci saranno diverse canzoni e  ballate, a mio gusto la scrittrice avrebbe dovuto dare una sforbiciata a questa parte perché rallenta la storia, sicuramente nel film, già annunciato dalla Lionsgate, sarà più coinvolgente, ma a leggerla così è abbastanza noiosa. Però, scopriremo qualcosa di interessante su una “famosa canzone” che abbiamo già sentito.

Gli altri personaggi sono funzionali, ma non molto caratterizzati, tra tutti ho trovato che la più interessante sia la dottoressa Gaul.

La storia mantiene un buon ritmo e tiene quasi sempre all’erta il lettore, il fatto di conoscere gli eventi futuri, non rovina la storia ma crea tensione, durante la lettura si pensa: “Sapendo quello che sappiamo Lucy  potrà vincerà gli Hunger Games? Snow  compirà tale scelta?” etc… Gli eventi non si sviluppano mai in modo banale, e ci sono diversi colpi di scena interessanti.

Il finale mi è piaciuto, è inaspettato, brutale e che ti lascia li a rimuginarci sopra.

Per me Ballata dell’usignolo e del serpente, funziona.

 

 

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Secondo voi? Cosa vi è piaciuto e cosa no?

P.S. è disponibile anche l’Audiolibro letto da Diego Baldoin.

 

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Ecco i link per leggere le mie altre recensioni sulla saga:

Il canto della rivolta – libro

 

Hunger Games il film

 

La ragazza di fuoco

 

Il canto della rivolta – parte 1